Nelle dichiarazioni rese alla Camera nella scorsa settimana il ministro Gelmini ha polemicamente accennato alla necessità che “i bidelli” (non ha usato il termine politically correct – e anche corretto contrattualmente – di “collaboratori scolastici”) provvedano alla pulizia delle scuole. E ha duramente criticato l’affidamento di questa funzione a costose ditte specializzate, specialmente quando ciò avviene per responsabilità di una parte dei dirigenti scolastici, incapaci di farsi valere e di ottenere dai loro “bidelli” che le scuole siano e restino pulite.

Il fenomeno è in effetti piuttosto diffuso: fonti sindacali calcolano che i dipendenti delle ditte appaltatrici delle pulizie scolastiche siano circa 20.000.

Tornerà dunque la figura classica del Bidello, un’istituzione della vecchia scuola, bonario e severo, amato e temuto, rispettato nella sua funzione di guardiano delle “cose” della scuola: i banchi, gli attaccapanni del corridoio, i bagni? Difficile previsione, perché con il tempo non sono stati solo gli insegnanti (con la parziale eccezione dei maestri) a perdere prestigio e autorevolezza agli occhi degli studenti, ma anche i bidelli, promossi a collaboratori scolastici ma retrocessi spesso a figure periferiche nella vita della scuola, da centrali che erano…

Al di là dei progetti della Gelmini, forse sarebbe il caso di riflettere sul problema. Forse occorrerebbe verificare se effettivamente il ricorso a ditte esterne per le pulizie sia economicamente e funzionalmente più conveniente per le scuole, e nel caso riconvertire un (necessariamente) più contenuto numero di ex bidelli (le ultime leve sono spesso costituite da diplomati) in veri “collaboratori scolastici”, con funzioni di assistenza tecnica su vari aspetti della vita scolastica, molti dei quali già oggi da loro coperti. Un progetto a medio-lungo termine. Forse sparirebbe la figura del “bidello” come l’abbiamo conosciuta negli anni (che in molti altri Paesi non è mai esistita), sostituita da una più moderna, e comunque senza ramazza.